Tutti gli articoli di Riccardo Bellumori

Concorrenza: l’Automotive è il regno dei cartelli

Non sono mai stato tenero con i Marchi tedeschi di auto, e anche su questo Blog ne ho dato prova con diversi articoli a tema. Forse per questo, essendo praticamente una solitaria voce contraria – sulla rete – ad un modello di Business che giudico da tempo deteriore e dannoso per il mercato auto globale visto che, ho pagato caro il mio atteggiamento in termini di collaborazioni ed amicizie professionali verso società e redazioni di settore.
concorrenza
Questo per parlare fuori dai denti. Per cui, si potrebbe pensare, i due scandali del Dieselgate VW e del cartello tra costruttori tedeschi (quest’ultima notizia ha tenuto banco per buona parte dell’estate) avrebbero dovuto mandarmi, come si dice, “in brodo di giuggiole”.
E invece no. Un po’ perché potrei spiegare bene come le avvisaglie dell’uno e dell’altro scandalo erano – secondo me – fin troppo intuibili ben prima della loro contestazione ufficiale e della loro esplosione sui Media internazionali.

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Il web sarà bello, ma ridateci gli autosaloni di una volta!

Che il mondo delle Concessionarie e dei Rivenditori di Auto sia ancora molto distante dalla Rete è un dato di fatto. Diciamolo, più che una virtuosa visione del Business “2.0” l’attenzione ad Internet per molti è nata dalla paura di scomparire.

Dopo la “grande crisi” scaturita dal Crack Lehman, con il periodo 2011-2014 che ricorderemo come uno tra i più neri per il settore auto, il ridimensionamento obbligato dei punti vendita sul territorio ha costretto i Dealer ad entrare in contatto, per necessità, con il mondo del Web.

autosaloni

Ma in un modo o nell’altro si doveva pur cominciare, per rinnovare un modello commerciale e di distribuzione auto che in Italia è rimasto praticamente “ab horigine”, nonostante pure il continuo interesse e spesso l’intromissione delle Case Madri nella gestione della “Dealership”.  Ecco perché alla “conversione Internettiana” di molti Dealer ci credo poco e, da bastian contrario come al solito, lancio la mia opinione controcorrente sulla questione. Continua la lettura di Il web sarà bello, ma ridateci gli autosaloni di una volta!

Il mondo dell’auto si sveglia ma Roma è ancora Bella Addormentata

Roma è ancora del tutto assente dal red carpet delle manifestazioni motoristiche. Forse è il caso di fare tutti una riflessione politica.

roma

Anno 2008 e 2010 , Nuova Fiera di Roma: per due volte si tenne nella Capitale una delle (svolte) due edizioni europee di Automeckanica Roma, la più importante manifestazione a livello globale sul Service management e sul ricambio auto, e la “gemella” di Automeckanica Francoforte.

Non so se mi spiego. Quella manifestazione, in due puntate, si tenne svolta nei locali di una peraltro nuovissima Fiera di Roma, struttura nata più razionalmente vicino all’Aeroporto di Fiumicino e allo scalo portuale di Civitavecchia: la “vecchia” Fiera di Roma, lillipuziana e antiquata, si trovava quasi nel cuore della città, con tutti i limiti logistici che questo comportava.  Doveva idealmente costituire la “costola” mediterranea, contraltare della versione tedesca, quasi a stigmatizzare l’eterno conflitto tra concezione automobilistica “latina” e “teutonica”. E allo stesso tempo, tuttavia, avrebbe potuto efficacemente fare da apripista per lo sviluppo culturale di un concetto – quello del Service Management e della Manutenzione – che in Europa, al di sotto delle Alpi, ha sempre faticato a prendere piede. Continua la lettura di Il mondo dell’auto si sveglia ma Roma è ancora Bella Addormentata

Lapo Elkann, tanto genio, troppa sregolatezza.

Le dinastie familiari nell’Industria dell’auto sono sempre state una faccenda complicata. Intrighi, affari, correnti. Lacrime e sangue. Finchè si trattava di dinastie che controllavano direttamente il Marchio di famiglia.

Poi, soprattutto dalla fine degli anni ’70, di fronte a questioni come globalizzazione, finanziarizzazione e difficoltà del mercato, i nuovi assetti azionari e proprietari hanno ridimensionato il “peso” politico delle famiglie nel settore.
Lapo ElkannOggi, dunque, si può essenzialmente ricondurre una buona fetta di notizie  sul tema al mondo del Gossip. E’ grazie a questo filone che il mondo sa che – ad esempio – Elettra Lamborghini è la nipote del leggendario Ferruccio. Il Gossip ha anche lambito la vita di Susanne Klatten, rampolla della famiglia Quandt (storica azionista della BMW).
Tuttavia un target preferenziale per le notizie “pepate” sembra essere Lapo Elkann. Continua la lettura di Lapo Elkann, tanto genio, troppa sregolatezza.

E perché non una Motor Radio?

La radio in Italia non conosce crisi. La sua diffusione è costante, i dati di ascolto in buona crescita, e così di conseguenza la raccolta pubblicitaria. E se ci fosse una Motor Radio dedicata esclusivamente al mondo Automotive?

Radiomonitor, una ricerca periodica sull’Audience radiofonica di GfK Eurisko, conferma la crescita di ascolti e di raccolta pubblicitaria anche nel 2015. Questo dato, quantificato, vale circa 35 milioni di ascoltatori sintonizzati in media ogni giorno sui vari canali radiofonici.

Messa a confronto con l’editoria e la stampa, questa evoluzione è

motor radio

stupefacente. Volumi, diffusione e ricavi della carta stampata sono ormai in fondo ad un tunnel.
Eppure ancora oggi il settore Automotive investe parecchio sull’editoria ma investe anche molto in pubblicità radiofonica e attraverso gli spazi di informazione di settore che periodicamente quasi tutti i canali radio offrono al pubblico in diverse fasce e giorni della settimana.

E allora, mi domando, cosa si aspetta a far nascere, sulla modulazione FM disponibile a tutti, la prima vera Motor Radio , intendendo come tale una Radio che, in un palinsesto animato da musica, notiziari, pubblicità come in ogni altra stazione radio, sia inquadrabile tematicamente nel settore motori ? Che io sappia, una stazione radio tematica sul genere non è operativa. Continua la lettura di E perché non una Motor Radio?

L’auto ha un grande cuore: adesso è il momento di mostrarlo

La terra continua a tremare a causa dei terremoti, nel Centro Italia e lentamente cancella borghi, paesi e territori che appartengono al patrimonio storico e artistico del mondo. Ricostruire non vuol dire solo “restituire abitabilità”. Significa ricreare il contesto quel contesto storico e artistico, un’operazione colossale, a pensarci.

Il senso di questo ost ovviamente non è sull’argomento ricostruzione, ma è sul fatto che un territorio è parte integrante di una Società.
Così come parte integrante della Società moderna è diventata terremotil’Auto. Sarebbe dunque importante e suggestivo se il settore Auto si attivasse in quanto settore – in tutte le sue componenti Istituzionali e all’unisono, senza divisioni – a beneficio delle popolazioni colpite dai terremoti continui che stanno colpendo il Centro Italia (e sperando che l’iniziativa non debba ripetersi per altre tragedie), dopo quanto ha già fatto con alcune iniziative importanti (si va dalla donazione di mezzi convenzionali o speciali, alla sospensione delle rate di finanziamento, alle proposte agevolate per tassi e sconti su acquisto di auto in sostituzione di quelle andate distrutte a causa del sisma), azioni fatte soprattutto fatte da Case madri e grandi fornitori del settore.

Per questo mi sono permesso di ipotizzare – con i limiti di chi non opera dentro le Organizzazioni del settore –  alcune iniziative a cui il comparto Automotive “istituzionale” (U.N.R.A.E., Federauto, Aniasa, Assilea tanto per intenderci) potrebbe a sua volta dare vita partendo da un semplice assunto: il mercato auto (a dispetto anche delle previsioni del sottoscritto) quest’anno ha ripreso alla grande. Continua la lettura di L’auto ha un grande cuore: adesso è il momento di mostrarlo

Mobilità ecologica e auto elettrica: piccolo è bello, ma l’Europa non lo sa

Le vedi ogni tanto in giro : più spesso sembrano vetturette uscite dal mondo di Barbie® o di Big Jim® ma in fondo se non fosse per loro il testimone dell’ auto elettrica sarebbe decisamente abbandonato a se’ stesso.
Invece, grazie a microcar, piccoli veicoli elettrici ma anche a scooter e quad si riesce a vedere un poco di mobilità elettrica incunearsi nelle nostre strade.

Sarà che per anni abbiamo atteso la Santa Guerra dei Costruttori Globali nel settore “100% elettrico” dovendoci rassegnare, per il momento, a non più di 4/5 Marchi in lizza sul mercato.
auto elettricaSarà che le previsioni commerciali per questo particolare segmento di mobilità (e non solo in Italia) prevedono una domanda generalmente molto limitata e probabilmente non ancora in grado di garantire ROI e ammortamenti, come avviene per le motorizzazioni classiche. E questo in tempi di aleatorietà economica è un rischio che nessuno vuole correre. Continua la lettura di Mobilità ecologica e auto elettrica: piccolo è bello, ma l’Europa non lo sa

Elon Musk, figlio di Dusio, di De Lorean o…?

Elon Musk è il personaggio del momento.
Nell’auto con Tesla, nel web con PayPal, nello spazio con SpaceX e nei trasporti veloci con Hyperloop.

Elon MuskVisionario, insofferente alle regole e gran cultore dell’immagine.
Come due “grandi” del passato.

1946, 70 anni fa: Piero Dusio cambia denominazione sociale in Cisitalia Automobili SpA ad una realtà acquisita tempo prima.
Dusio era un moderno Mida.
Nato da famiglia agiata, grazie al suo talento imprenditoriale Piero Dusio aveva impostato un’attività di rappresentanza di materiali tessili per l’Esercito durante la Guerra.
Capite bene cosa significò in termini di ritorno di cassa.
Verso la fine della Guerra Dusio – dal passato di atleta e pilota automobilistico – capisce che il futuro è nella mobilità e nell’auto. Inizia con uno stabilimento di biciclette, passa ai mezzi per l’agricoltura, poi acquisisce il controllo di una società meccanica.
Da cui nasce, nel 1946, la Cisitalia. Continua la lettura di Elon Musk, figlio di Dusio, di De Lorean o…?

Mahindra, Marchionne, Musk. I guru della new age Automotive

Chiudete gli occhi: pensate ad almeno 10 modelli di auto che vi sono rimasti impressi negli ultimi 5 anni.
Facile, vero? Ora, riprovate: pensate ad almeno cinque nomi e cognomi di personaggi a capo di realtà industriali che hanno colpito il Vostro interesse, quelli che definireste “guru”. Più difficile.

E’ vero, direte voi, che i tempi di Lee Iacocca sono ormai lontani.
Però stranamente questi ultimi venticinque anni di mercato globale guruAutomotive hanno trasformato il prodotto auto da bene di utilità strumentale a portatore e veicolo di valori sia oggettivi che intrinsechi.
In parole povere, 25 anni fa esplodeva il fenomeno “Brand fatalmente congiunto con quello della “qualità totale”  e risultato principale furono la fine della dimensione “artigianale” del prodotto auto, la fine del personalismo rappresentato da firme e griffe che fino a poco tempo prima accompagnavano la realizzazione di modelli o versioni esclusive, ma soprattutto la scomparsa del cosiddetto “uomo forte” a beneficio della maggiore visibilità del Marchio (oops, del Brand).
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Il new deal del mercato auto: abbasso il Brand, viva le Griffe

Mulliner Park (Rolls Royce), Ghia (Ford), Gordini (Renault), Cooper (Austin Mini) ovviamente Abarth (Fiat) ma anche sporadicamente Matra (per Talbot Peugeot), Daimler (Jaguar); e negli USA Le Baron (per la Chrysler), Eagle (la divisione sportiva di AMC ad opera di Dan Gurney ) mentre  in Giappone infine spiccava Mugen Power per la Honda.

Questo, a memoria, una veloce rassegna che dimentica purtroppo tanti nomi.
E poi, dalla fine degli anni Novanta la dinamica “globalista” dei GriffeMarchi auto, l’opportunità di sviluppare identità di marca e diffondere il concetto assoluto del Brand ha portato lentamente alla scomparsa delle Griffe.
Con questo termine intendo non proprio i Designer o i Centri Stile canonicamente impegnati al disegno di Stile o alla elaborazione in outsourcing di specifiche linee di prodotto o di famiglie di autovetture per conto delle Case madri.
No, le “Griffe” corrispondevano proprio a realtà aziendali di prestigio – partecipate direttamente dai Costruttori o perchè acquisiti o perchè assorbiti dentro la compagine industriale di Marchi o Gruppi – a cui era demandata la “griffatura” di modelli o linee esclusive di auto prodotte dal Costruttore. Continua la lettura di Il new deal del mercato auto: abbasso il Brand, viva le Griffe

Ripresa mercato auto 2016: “to be” o un po’ troppo B2B?

Evvai! Il malato in rianimazione si è ridestato.
Il mercato dell’auto in Italia è riesploso, i primi due mesi hanno fatto, è il caso di dirlo, il “boom”!!
Ecco i toni trionfalistici delle Associazioni di Categoria, UNRAE, Aniasa, Federauto, Assilea.

Le stesse Associazioni che durante le crisi, tuttavia, si erano limitate a chiedere al Governo la riduzione del carico fiscale, o meglio ancora una nuova pioggia di incentivi all’acquisto del nuovo.
Ma si sa, quando le cose vanno bene ci si dimentica dei fattori endemici del mercato auto italiano.

Ad inizio anno mi sono avventurato, unico fino ad ora, a prevedere un 2016 tutt’altro che esplosivo per il mercato Auto .
mercato auto 2016Certo, con qualche settore positivo (vedi i settori Usato, Car Sharing, Veicoli Commerciali) sottolineando però come la crescita a due cifre prevista e sbandierata per Noleggio a Lungo Termine e per immatricolazione nuove auto non ci sarebbe stata.
In verità i numeri di Gennaio e Febbraio mi danno torto, secondo UNRAE i dati dell’immatricolazione auto nuove superano abbondantemente +30% di media per mese rispetto allo stesso bimestre dello scorso anno.
lo stesso Noleggio a Lungo Termine segna un balzo di immatricolazioni del +28,9%  rispetto a medesimo periodo del 2015.
Se poi pensiamo che dobbiamo ancora arrivare ai mesi “caldi” per il mercato auto, la proiezione di fine anno dovrebbe essere strepitosa. Continua la lettura di Ripresa mercato auto 2016: “to be” o un po’ troppo B2B?

La ripresa del mercato auto è globale, per gli italiani non troppo

Rispuntano un po’ come avevano chiuso, si insediano lungo le vie consolari o ben visibili dalle tangenziali, lasciando i vecchi quartieri in centro città che una volta le ospitavano. Da semplici negozi affaccio strada diventano sempre più degli hangar, vere e proprie città dell’auto visibili pure da Google Hearth. Ritornano, più o meno timidamente, gli “Showrooms”.

Erano e sono fatti per fare entrare gente, e gli operatori di settore ritengono – in maggioranza – che la ripresa del mercato auto quest’anno sarà definitiva e difficilmente invertibile.
ripresa mercato autoSolo  io continuo a pensare che è cambiata un’epoca? Soprattutto in Italia, dove l’automotive non determina più fenomeni sociali, ma li segue.
Da modesto osservatore di settore ho scritto questo Post giorni fa che – per fortuna – ha ricevuto seguito e parecchi commenti, anche (prevedibilmente) negativi.
Ho ipotizzato un 2016 ben diverso da quello che parecchi operatori e professionisti ritengono di vedere al 31/12, e ovviamente so di aver preso un bel rischio.
Perchè, per ora, sono uno dei pochi che si esprime così.
Eppure, basterebbe guardarsi intorno per capire. Continua la lettura di La ripresa del mercato auto è globale, per gli italiani non troppo

Il 2016 per l’Automotive italiano sarà sotto il segno “meno”

Il mondo dell’Automotive italiano e i Media di settore stendono il tappeto rosso al 2016 che arriva, forti del milione e mezzo (e spiccioli) di nuove immatricolazioni che l’anno passato ha fatto vedere.
Soprattutto rassicurati dal timido ritorno della leva finanziaria (acquisto a rate, leasing, noleggi) e dal basso prezzo del petrolio che, si sa, è sempre un aiutino non da poco alla ripresa dell’uso dell’auto.

Senza contare che i Dealers stanno sfregandosi le mani per

automotive italiano
Mercato Italia 2015 – Fonte ANFIA

l’orgasmo ambientalista di sindaci sprovveduti che hanno
tormentato gli automobilisti con targhe alterne, blocchi ed altre amenità del genere, senza alcun effetto sull’aria.
Ma come al solito sono pochi quelli che hanno il coraggio di dire che le cose non stanno per niente a posto. Continua la lettura di Il 2016 per l’Automotive italiano sarà sotto il segno “meno”

Suzuki SJ, storia integrale di una piccola peste

Chi è appassionato di storia dell’auto sa bene che non si trovano molti esempi di un Marchio capace di creare un segmento di mercato del tutto nuovo grazie ad un proprio prodotto con il quale, infine, lo stesso Marchio finisce per identificarsi ed essere contraddistinto.

A pensarci bene, gli esempi si contano sulle dita di una mano, decennio per decennio.
Oggi il pensiero correrebbe – per esempio – subito alla Tesla con la sua Model S.
Suzuki SJE negli anni ’90 si potrebbe citare allo stesso modo  Mazda che esplose (commercialmente parlando) con la Miata, la spyderina che ha fatto conoscere il marchio nel mondo.
Negli anni ’70?
Facile a dirsi: la Porsche 911.
Ma negli anni ’80, quando la sovrabbondanza di marchi, modelli e versioni lasciava ben poco spazio a “nicchie” che non fossero già state ampiamente coperte dai Costruttori, a molti sembrava impossibile proporre al mondo qualcosa di davvero nuovo, diverso, e fortemente personale. Continua la lettura di Suzuki SJ, storia integrale di una piccola peste

Da Dieselgate e ammortamenti in Legge Stabilità un colpo al noleggio ?

Da gennaio a giugno 2015, il settore del Noleggio a Lungo Termine in Italia è aumentato, in termini di fatturato, del +1,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, di già in crescita robusta rispetto al 2013.

Una serie positiva che – anticipando la più timida ripresa delle vendite a Privati – segnava già da diversi semestri un recupero di tutto il comparto Auto Aziendali, sottolineato a sua volta dalla ripresa anche del mercato del Leasing strumentale.
Tuttavia, come un sasso in una cristalleria, già a Settembre di quest’anno si era materializzata la prima puntata dell’incubo noleggio fiscalitàDieselgate per i Marchi del Gruppo Volkswagen.
Già, “prima puntata”, poichè non solo l’iniziale inchiesta sui motori 2.0 TDI Euro 5 ha paventato – e mai messo a tacere formalmente – ulteriori approfondimenti ed un possibile allargamento dell’ indagine ai motori ante 2011 e ai big block a 6 cilindri (che ammiraglie e maxi Suv di Vw, Audi, Skoda, Porsche).
Ma anche perchè, la notizia recente di una nuova proroga dei tempi richiesti dalla UE a VW (per produrre alla Commissione un completo dossier sulle emissioni dei suoi motori), corre il rischio di aumentare, i timori che il pentolone non sia stato del tutto scoperchiato.
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Jaguar e New Age: il felino torna a graffiare !

Esattamente 70 anni fa apparve per la prima volta globalmente il Marchio Jaguar.
Accadde nel 1945: dopo uno start up lungo 24 anni, in cui l’Ingegnere Sir Williams Lyons passò dalle due alle quattro ruote, cambiò due volte sede (sempre nella storica Coventry), e mutò quattro ragioni sociali.

Jaguar, un marchio  così storico ed emblematico che, tuttavia, prima della Seconda Guerra denominava semplicemente specifici modelli della originaria SS Cars Ltd.

Sir Williams Lyons
Sir Williams Lyons

Un inizio travagliato, seguito passo passo dal suo creatore – Lyon appunto – lungo una storia movimentata e spesso sofferta quella del marchio Jaguar, che fin dalla nascita si è distinto per le sue automobili lussuose e sportive allo stesso tempo, contraddistinte da linee emozionali, modelli personali e sigle e nomi che resteranno alla storia.
Basti pensare alle Serie Mark.
Negli anni Sessanta la parentesi fortunata: il retaggio dei successi sportivi del decennio precedente diede vita alla leggendaria
E Type, un best seller che accompagnò a sua volta le grosse berline di rappresentanza e la pietra miliare Xj, nata nel 1968. Continua la lettura di Jaguar e New Age: il felino torna a graffiare !

Lancia 037, sangue reale di Gruppo B

A me piacque da subito: la vidi nel 1983 in una Fiera a Roma, sembrava un automodellino cresciuto, per questo era irresistibile per gli eterni bimbi innamorati dello Sport a motore.

Non c’era una forma fuori posto, ed era incredibilmente bella da ferma, cosa rara per una auto da competizione.
Non c’era nulla di superfluo, eppure quella sua calandra a quattro

Lancia 037 by Thomas Doerfer
Lancia 037 by Thomas Doerfer

fari tondi e mascherina fu un vezzo da snob ineguagliato.
Pininfarina doveva esserne innamorato quando la disegnò, mai nessun altro marchio come Lancia si è permesso il lusso di giocare così bene con gli stargate spazio temporali nel mondo dei Rally.
A metà anni ’70 con la Stratos che scendeva direttamente da Marte a sfidare berlinone enormi, squadrate, cromate e tanto imbarazzate al confronto; e poi la 037, che sembrava una berlinetta degli anni Sessanta “tuningata. Continua la lettura di Lancia 037, sangue reale di Gruppo B

Alfa Romeo Giulia e vecchio Nurburgring, il vero record è dell’ignoranza

Sergio Marchionne non è Cesare Fiorio.
E la cosa va benissimo in questo nostro tempo strano, il problema non è questo.
Ma sfido tanti tra lettori e giornalisti a spiegare – di getto – chi è e cosa abbia rappresentato Cesare Fiorio in riferimento al Vecchio Nurburgring.

Lo dico subito io : Cesare Fiorio nel 1982, da Team Manager Lancia, è l’uomo che ha iscritto l’ultima macchina italiana nell’Albo D’Oro nel tracciato di 22,8 Km  del Nurbugring, dove si è corso per 55 anni fin dal 1927.

Non è una colpa per i lettori non sapere questo, ma per i giornalisti di motori, si.
E ce ne sarebbero tanti di “ignoranti” – io temo – tra coloro che hanno imperversato riportando “asinamente” le cifre del (dei) record dellAlfa Romeo Giulia NurburgringAlfa Romeo Giulia Quadrifoglio Verde al Nurburgring in questa estate 2015.
Tanti giornalisti ai quali, evidentemente, occuparsi di meteo e di gossip, invece che di Auto, farebbe un gran bene. Continua la lettura di Alfa Romeo Giulia e vecchio Nurburgring, il vero record è dell’ignoranza

Flotte aziendali, accanto ai consulenti anche tanti venditori di aria fritta

Impresa termoidraulica con 5/6 mezzi in Flotta da 35.000 Km all’anno ciascuno;
Impresa edile del Mezzogiorno con un veicolo promiscuo per trasporto operai in cantiere più due autocarri doppia cabina ruote gemellate con sponda trilaterale ribaltabile;
Impresa Ho.Re.Ca. (trasporto cevande e caffè) con 4 minivan da 60.000 Km. annui ciascuno.

Ecco tre esempi di Imprese diverse tra loro e diffusissime in Italia – dato che ancora oggi il 90% del tessuto economico è fatto da Micro Imprese e P.M.I – ed accumunate da due simili prerogative.
La prima è che se queste tre Imprese fossero Clienti Noleggio a Lungo Termine pagherebbero verosimilmente canoni mensili oppure franchigie assicurative “monstre”.
La seconda è che sono tre esempi di Flotte in grado di far perdere il sonno a parecchi Fleet Manager, stretti tra concezioni canoniche della gestione flotta (molto spesso efficaci sulla base della quantità, funzionali solo se applicati a grandi Flotte) e approccio fai da te.

Vediamo di capire i principali motivi.
Tutte e tre le imprese in esempio impongono ai mezzi condizioni di Fleet manager 2uso degradanti, al punto da non poter definire serenamente nè canoni di noleggio “gestibili”, nè valori di buy back prevedibili e convenienti per le parti.
Ma neppure lo strumento assicurativo ideale per il rischio “valanga” delle franchigie.
Tutte e tre appartengono ad una cultura di Impresa dove la gestione della flotta è affidata non di rado a personale interno, prestato alla funzione e spesso supportato da strumenti di gestione elementari o da soluzioni ICT inadeguate.
Il risultato è che nella gestione dei mezzi ci si baserà su due soli criteri di valutazione: il massimo valore di rivedibilità del mezzo ed i minimi costi di acquisto e manutenzione. Continua la lettura di Flotte aziendali, accanto ai consulenti anche tanti venditori di aria fritta

Giulio Alfieri, cuore Maserati

Giulio Alfieri non appartiene alla storia dell’Automobile, secondo me, appartiene alla Grande Storia delle Grandi Automobili.
Nel 2015 sono trascorsi esattamente 40 anni dal momento in cui chiuse la sua esperienza in Maserati, iniziata nel 1953.

Perché se il nome di Giulio Alfieri si associa anche a quello di Lamborghini, Laverda, Honda, Piaggio e Innocenti, tuttavia è con Maserati che si costruisce e trova un posto nella storia la sua icona.

Iniziamo con ordine: Giulio Alfieri nasce a Parma nel ’24.
Giulio AlfieriLaureatosi Ingegnere Meccanico fa esperienza nei Cantieri Navali di Genova, poi alla Piaggio, quindi partecipa nella Innocenti al progetto Lambretta 125 da record (nel 1951 toccò i 202 km/h su fettuccia di asfalto).
Nel 1953, dopo un primo contatto già ai tempi dell’Università, viene chiamato in Maserati, dove la vulcanica gestione Orsi accarezzava l’idea di una linea di produzione anche a due ruote, che tuttavia non vide mai la luce.
Alfieri applicò dunque subito il suo genio fianco a fianco con quello di un altro grande, Gioacchino Colombo, che iniziò progettando il motore della 250 F di Manuel Fangio. Continua la lettura di Giulio Alfieri, cuore Maserati

Maserati Quattroporte: sei sempre la Regina!

Spenta nel 1949 la stella dell’Isotta Fraschini Monterosa, mai entrata in produzione a causa del fallimento del Marchio, le ammiraglie italiane che possono essere ricordate fino ad oggi sono solo quattro: la Lancia Flaminia costruita tra il 1956 ed il 1969, la Iso Rivolta Fidia tra il 1968 ed il 1974 e la De Tomaso Longchamp tra il 1971 ed il 1988.

Ma pochi ricordano che le ultime due nacquero fondamentalmente per tentare di battere -invano – la più longeva ed esclusiva delle ammiraglie tricolori, Sua Maestà Maserati Quattroporte, da 52 anni oggetto del desiderio di Vip ed industriali.
Un esempio di berlina di rappresentanza executive da sempre

Maserati Quattroporte Serie I
Maserati Quattroporte Serie I

personale, capace di unire ricercatezza e allestimenti di prestigio a caratterizzazione sportiva e ad una ricca dote di prestazioni sportive.
Ogni edizione della Quattroporte (definita così con semplicità per il solo motivo che la produzione Maserati nel 1963 – epoca del lancio della prima serie – era grandemente a due porte) ha sempre annoverato un corredo prestigioso di firme del Design (Frua, Bertone, Giugiaro, Gandini, Pininfarina) e della manifattura italiana. Continua la lettura di Maserati Quattroporte: sei sempre la Regina!

Salvate il soldato Diesel (il marketing auto post dieselgate)

Ed ora come cambieranno le strategie di comunicazione, il marketing e soprattutto la percezione del Cliente riguardo le auto Diesel?

Il diesel è passato, in meno di 50 anni, da motore per veicoli commerciali a fonte di risparmio delle prime auto di grande serie (durante la crisi energetica dell’inizio anni ’70), compagno di lavoro insostituibile di professionisti, artigiani e rappresentanti fino al completo sdoganamento con l’adozione del common rail e Diesell’estensione di gamma da 1,2 fino quasi 4,0 Litri di cilindrata.
In Europa è passato da meno del 10% di immatricolazioni negli anni ’80 a superare la concorrenza del benzina.
Una progressione vincente che ha del miracoloso: costante calo dei consumi dichiarati, rispetto dell’ambiente ed escalation di potenza. In 25 anni il diesel è passato da una media di 50 Cv/litro al doppio.

Il giocattolo però si è rotto a metà settembre 2015, non solo per lo scandalo Dieselgate in USA, ma soprattutto perchè, per la prima volta, al salone di Francoforte 2015 le maggiori novità presentate dai Marchi premium non sono state esclusivamente diesel.
Inoltre, la coda dello scandalo Volkswagen mette in crisi i capisaldi del profilo del diesel: consumi ed emissioni.
Questo vuole dire una rivoluzione culturale nelle prossime campagne commerciali da parte non solo di Volkswagen, ma di tutti i maggiori player del mercato auto. Continua la lettura di Salvate il soldato Diesel (il marketing auto post dieselgate)

Dieselgate VW: le opportunità per l’Italia (ma occhio ai rischi)

Lo scandalo delle emissioni truccate incastra Volkswagen in modo imbarazzante sia per il metodo che per i numeri, siamo ormai prossimi ai 13 milioni di auto tra Vw e Audi già vendute su cui verificare l’eventuale azione del Software.

Ma se a Wolfsburg si piange, in altre parti del mondo si potrebbe invece vedere qualcuno sorridere.
Intanto in Giappone, antagonista storico della Germania nel settore dieselgate (1)auto Premium, soprattutto con Toyota/Lexus che contende a Volkswagen da anni il primato mondiale di vendite.
Inoltre, in Giappone risiede un concorrente diretto della Volkswagen sul mercato Diesel mondiale, la Isuzu.

Potrebbe sorridere anche la Francia, visto che Peugeot è il terzo “trust” mondiale storico del diesel.
DS si è recentemente posizionato come Premium, Renault potrebbe essersi temporaneamente tolta di torno un avversario pericoloso nel campo full electric dove l’alleanza con Nissan è destinata crescere ancora.

E veniamo all’Italia: la più grande vittima dell’avanzata tedesca nel comparto Automotive dalla fine degli anni ’80.
Mai periodo potrebbe rivelarsi più fortunato di questo –ad esempio – per il lancio della nuova Giulia nel mercato delle Company Cars (ne abbiamo parlato tempo in questo articolo), settore dove i tre Gruppi tedeschi da tempo fanno trust e dove a condizionare la scelta sono soprattutto i valori residui, così fortemente influenzati dalla reputazione e dal valore del brand.
A seguire Alfa Romeo nel recupero su eventuali “ceneri” temporanee di Volkswagen e brand tedeschi potrebbero infine essere Maserati e Lancia.
E in Italia, ricordiamolo, c’è una buona rappresentanza di nomi di prestigio mondiale sia nell’Automotive Equipment sia nel campo del GPL/Metano, come in quello della mobilità elettrica.

Dunque solo buone opportunità per tutti gli altri (noi compresi) dal ciclone abbattutosi sul Gruppo tedesco?
Magari, ma purtroppo non è tutto così garantito. Continua la lettura di Dieselgate VW: le opportunità per l’Italia (ma occhio ai rischi)

Asta Bertone: fermiamo la strage del Made in Italy

Il Sito di Vendite Giudiziarie del Tribunale di Milano (www.sivag.com) alla voce “Bertone” snocciolava così freddamente le cifre, all’inizio di Settembre.

Fallimento Bertone Cento Srl – Lotto 1 – numero 79 pezzi tra Autovetture, prototipi, e modelli disegnati da Bertone.
Prezzo base 1.587.200,00 Euro.
Lotto 2 – Marchio “Bertone” unitamente al brevetto.
Prezzo base 3 milioni di Euro

Sembrava impensabile un esito comunque onorevole di questa vicenda, ma per fortuna – almeno – le auto sono rimaste in Italia: l’ASI si è aggiudicata tutto il lotto di 79 auto.
Questa è l’asta definitiva della storia originaria del marchio, ma non

Chevrolet Testudo
Chevrolet Testudo

la prima: infatti già nel maggio 2011 attraverso la celebre Casa Sotheby’s Bertone aveva messo in vendita a Villa d’Este 6 prototipi (le Lamborghini Marzal, Athon e Bravo, il numero Zero della Lancia Stratos e la Lancia Sibilo, più la bellissima Chevrolet Testudo (la mia bertoncina preferita). Continua la lettura di Asta Bertone: fermiamo la strage del Made in Italy

Polo WRC, tremendamente vincente

Al Mondiale Rally 2015 è arrivata la terza doppietta iridata consecutiva per la Volkswagen: Mondiale Piloti e Costruttori.
Sempre Sebastien Olgier, sempre Polo WRC.

L’accoppiata vincente fin dal debutto mondiale nel 2013 (impresa Polo WRC 1non da tutti) si sta dimostrando addirittura più schiacciasassi della prozia Audi Quattro, che  tra il 1982 ed il 1984 ha pur vinto 20 dei 60 Rally mondiali disputati nella famigerata Categoria “Gruppo B”, quella dei mostri stradali.
Altri tempi, quando un volo fuori strada a metà anni ’80 di una “Gruppo B” spesso costava la vita di un pilota, incidenti che ci dicono che le auto del WRC di oggi sono velocissime ma finalmente più sicure. Continua la lettura di Polo WRC, tremendamente vincente

Volkswagen negli Stati Uniti, storia di qualche gioia e molti dolori

“Questi tedeschi, se non avessero fatto la guerra…”, recitava così Woody Allen ne “Il Dormiglione” del 1973,in un celebre passaggio di questo film, trovando una Volkswagen “Maggiolino” abbandonata in una grotta, Woody la metteva in moto al primo colpo, celebrando con la battuta la perfezione costruttiva proverbiale dei tedeschi.

Sembrano passati secoli da questa immagine, dopo il Dieselgate che ha investito la Casa di Wolfsburg negli USA con pesanti ripercussioni, non solo legali ma anche commerciali, sul Gruppo e sui Brand coinvolti.
Ripercussioni pesanti  anche su buona parte della considerazione che il mercato mondiale aveva finora acquisito sull’auto “Made in Germany”.
MaggiolinoTuttavia, scorrendo la storia commerciale del Gruppo Volkswagen in America, si potrebbe affermare che l’unico prodotto ad andare avanti su questo mercato fu il “tutto dietro”, cioè la vecchia produzione Volkswagen a motore posteriore: dal Maggiolino esportato fin dal 1949  alla Tipo 3 dello Spot nel quale un divertente Dustin Hoffman cercava il motore, per finire al mitico Bulli, celebrato nelle campagne pacifiste e a Woodstock.

Nel proseguio per Vw sono arrivate grane grandi o piccole, tutto sommato in linea con la concorrenza.
Ma la vera prima “tragedia” è del 1986.
All’epoca il Brand che Volkswagen intende lanciare a livello internazionale era Audi, già presente dalla metà degli anni ’70 in USA con versioni export della 80 e della 100 denominate Fox e 5000.
Reduce da un “sold out” con la Nuova 100 dal 1983 in Europa, Audi presentò nel 1983 la gemella di lusso 200 denominata di nuovo 5000 in America.
Nel giro di due anni le vendite si impennarono fin quasi a raddoppiare. Continua la lettura di Volkswagen negli Stati Uniti, storia di qualche gioia e molti dolori

Scandalo Volkswagen, il Re è nudo ma potrebbe spogliare anche gli altri

La storia che racconto ora non c’entra nulla, nel suo svolgimento, con l”affaire” Volkswagen, ma così come all’epoca la vicenda fu capace di trasformare l’opinione ed il lessico degli automobilisti e della concorrenza, oggi potrebbe accadere di conseguenza.

Nel 1997 Mercedes lanciava il suo primo modello di segmento C , la Classe A.
Classe A Test alceRivoluzionaria perché, per la prima volta, Mercedes si lanciava dentro ad un vocabolario per lei sconosciuto: trazione anteriore, struttura monovolume, taglia piccola.
Una rivoluzione, appunto.
Ma una “Breaking News” fece improvvisamente sobbalzare il mondo: la nuova Mercedes si era ribaltata durante un “Test dell’Alce”, in Svezia Continua la lettura di Scandalo Volkswagen, il Re è nudo ma potrebbe spogliare anche gli altri

Caso Volkswagen, ambasciator non porta pena, ma…

Quando ho scritto un articolo in due parti incentrato sul declino delle Tedesche nel mercato Premium (articolo oggetto di qualche malumore e critica), la vicenda che ora riassumo non era neppure minimamente ipotizzabile.

Ma improvvisamente è scoppiata una vera e propria bomba nel mercato Auto mondiale, e proprio durante il Salone di Francoforte in svolgimento in questi giorni: la United States Enviromental
Protection Agency – EPA, Agenzia Federale per la protezione ambientale guidata da una Lady di ferro (Gina Mc Carthy, particolarmente skillata sul ramo transportation) ha formulato contro il Gruppo Volkswagen/Audi una accusa da far tremare i polsi.
In un periodo di 6 anni dal 2009 ad oggi il Gruppo VW avrebbe Volkswagen 1presentato valori assolutamente falsati sull’inquinamento dei propri modelli Diesel (omologati per la circolazione sulle strade americane).
In Rete addirittura si trova il testo della “Notice of Violation” datata 18 Settembre 2015 (clicca qui per leggerlo). Continua la lettura di Caso Volkswagen, ambasciator non porta pena, ma…

Produzione auto in Italia, nel 2015 è boom. Ma è meglio non festeggiare! (seconda parte)

Continua dalla prima parte, leggila cliccando qui.

Con uno scenario del genere la stessa Fiat, ormai monopolista del mercato, scopre il fianco alla concorrenza perché rallentando il processo di rinnovamento (e di riqualificazione) della sua Gamma lascia diventare best seller auto come Clio, Fiesta, Golf, Astra, perché non riesce a contrapporgli modelli di rango.

Il resto, onestamente, non è colpa della Fiat, ma ha effetti nefasti sull’immagine del prodotto nazionale: la svalutazione della Lira del 1992, nel cosiddetto “serpentone monetario SME”, amplifica la fase Made in Italycritica di tutta la filiera Automotive, mettendo per la prima volta in crisi l’Industria della subfornitura e dei distretti, e non aiuta l’export perchè il prodotto non è più concorrenziale.
Comincia cioè, al di là delle cifre nude e crude, ad appannarsi l’immagine stessa del prodotto “Made in Italy”, anche perché nel frattempo lo scandalo Tangentopoli trasmette all’estero dubbi e incertezze sulla stessa tenuta del Paese. Continua la lettura di Produzione auto in Italia, nel 2015 è boom. Ma è meglio non festeggiare! (seconda parte)

Produzione auto in Italia, nel 2015 è boom. Ma è meglio non festeggiare! (prima parte)

Le rilevazioni ufficiali di fine estate parlano chiaro: nel primo semestre 2015 il settore Automotive italiano ha sfornato 520 mila pezzi, tra auto (343.000), Veicoli Commerciali (160.000), Autocarri/Pullmans/Veicoli pesanti (18.000 pezzi), e altri Veicoli.

Significa che, per la prima volta dopo circa 20 anni, proiettiamo una soglia vicina al milione di pezzi prodotti entro il territorio italiano.
Il comparto è cresciuto del 44%, e il solo volume di auto prodotte è Produzione auto in italia 1salito del 63% rispetto al primo semestre 2014 (quando si registrarono solo 210.000 auto prodotte).
Stappiamo lo spumante, allora? Un attimo!
Resta il fatto che rispetto a Germania (6 mln. di pezzi), Spagna (2,4 mln.), Francia e GB (circa 1,8/1,6 mln.) e Polonia/Repubblica Ceca e Slovacchia (tra 1,3 e 1 mln. di pezzi), l’Italia è agli ultimi posti in Europa e nel mondo.
Dunque il mio è il solito atto di accusa al Governo?
Assolutamente no, la crisi del settore Automotive è sistemica e non episodica, perché parte da almeno 40 anni fa con la deriva industriale FIATcentrica e sfoga i suoi effetti nefasti dalla fine degli anni ’80.
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