Archivi categoria: Storia e curiosità

Il mondo dell’auto si sveglia ma Roma è ancora Bella Addormentata

Roma è ancora del tutto assente dal red carpet delle manifestazioni motoristiche. Forse è il caso di fare tutti una riflessione politica.

roma

Anno 2008 e 2010 , Nuova Fiera di Roma: per due volte si tenne nella Capitale una delle (svolte) due edizioni europee di Automeckanica Roma, la più importante manifestazione a livello globale sul Service management e sul ricambio auto, e la “gemella” di Automeckanica Francoforte.

Non so se mi spiego. Quella manifestazione, in due puntate, si tenne svolta nei locali di una peraltro nuovissima Fiera di Roma, struttura nata più razionalmente vicino all’Aeroporto di Fiumicino e allo scalo portuale di Civitavecchia: la “vecchia” Fiera di Roma, lillipuziana e antiquata, si trovava quasi nel cuore della città, con tutti i limiti logistici che questo comportava.  Doveva idealmente costituire la “costola” mediterranea, contraltare della versione tedesca, quasi a stigmatizzare l’eterno conflitto tra concezione automobilistica “latina” e “teutonica”. E allo stesso tempo, tuttavia, avrebbe potuto efficacemente fare da apripista per lo sviluppo culturale di un concetto – quello del Service Management e della Manutenzione – che in Europa, al di sotto delle Alpi, ha sempre faticato a prendere piede. Continua la lettura di Il mondo dell’auto si sveglia ma Roma è ancora Bella Addormentata

Una Nissan LEAF in azione a Fiumicino

Muoversi in automobile dentro un aeroporto?
Al Leonardo da Vinci di Roma-Fiumicino si può grazie ad una Nissan LEAF, l’auto elettrica più venduta al mondo!

Immagina: arrivi di corsa in aeroporto, parcheggi la tua auto, fai il check in e poi di corsa verso il gate d’imbarco…che fatica!
Pensa – invece – se ad aspettarti per condurti al tuo imbarco ci fosse un’automobile. Si, un’automobile che si muove silenziosa tra i viaggiatori in partenza senza emettere un solo grammo di emissioni nocive.

Nissan LEAF

Impossibile?
Non all’aeroporto Leonardo da Vinci di Roma-Fiumicino!
Grazie alla collaborazione tra Nissan, Enel e Aeroporti di Roma, una Nissan LEAF collega il Terminal 1 con i moli d’imbarco B e C.
Potrai salire a bordo dell’auto elettrica più venduta al mondo lasciando che sia l’autista condurti lungo un percorso personalizzato con installazioni dedicate alla sostenibilità,  tra le quali una grande affissione da 200 mq, un maxi Ledwall da 28 mq e 26 schermi a rotazione simultanea che mostrano valori e benefici della mobilità elettrica. Continua la lettura di Una Nissan LEAF in azione a Fiumicino

Motor Show, la sfida è vinta?

Per gli organizzatori il 2016 era anno della rifondazione del Motor Show di Bologna, capace di rilanciare o affondare la kermesse. Sfida vinta o no?

Nella mia mente da appassionato d’auto, parlare di Motor Show significa rievocare le tante trasferte giovanili, quando quello Motor Showbolognese era un evento atteso tutto l’anno che aveva il sapore di caffè e treni presi all’alba, viaggi di ore e ore (l’alta velocità era meno accessibile a ragazzi che vivevano di “paghetta”), chilometri macinati nei padiglioni della Fiera di Bologna e tanto freddo preso sulle tribune della pista esterna, a volte condito con pioggia e neve.
Erano gli anni ruggenti del Motor Show, quelli degli stand faraonici, degli show tutti lustrini e pailettes, ma soprattutto dei visitatori che superavano abbondantemente il milione di unità, con punte oltre il milione e 300mila visitatori di inizio anni 2000. Continua la lettura di Motor Show, la sfida è vinta?

Lapo Elkann, tanto genio, troppa sregolatezza.

Le dinastie familiari nell’Industria dell’auto sono sempre state una faccenda complicata. Intrighi, affari, correnti. Lacrime e sangue. Finchè si trattava di dinastie che controllavano direttamente il Marchio di famiglia.

Poi, soprattutto dalla fine degli anni ’70, di fronte a questioni come globalizzazione, finanziarizzazione e difficoltà del mercato, i nuovi assetti azionari e proprietari hanno ridimensionato il “peso” politico delle famiglie nel settore.
Lapo ElkannOggi, dunque, si può essenzialmente ricondurre una buona fetta di notizie  sul tema al mondo del Gossip. E’ grazie a questo filone che il mondo sa che – ad esempio – Elettra Lamborghini è la nipote del leggendario Ferruccio. Il Gossip ha anche lambito la vita di Susanne Klatten, rampolla della famiglia Quandt (storica azionista della BMW).
Tuttavia un target preferenziale per le notizie “pepate” sembra essere Lapo Elkann. Continua la lettura di Lapo Elkann, tanto genio, troppa sregolatezza.

L’auto ha un grande cuore: adesso è il momento di mostrarlo

La terra continua a tremare a causa dei terremoti, nel Centro Italia e lentamente cancella borghi, paesi e territori che appartengono al patrimonio storico e artistico del mondo. Ricostruire non vuol dire solo “restituire abitabilità”. Significa ricreare il contesto quel contesto storico e artistico, un’operazione colossale, a pensarci.

Il senso di questo ost ovviamente non è sull’argomento ricostruzione, ma è sul fatto che un territorio è parte integrante di una Società.
Così come parte integrante della Società moderna è diventata terremotil’Auto. Sarebbe dunque importante e suggestivo se il settore Auto si attivasse in quanto settore – in tutte le sue componenti Istituzionali e all’unisono, senza divisioni – a beneficio delle popolazioni colpite dai terremoti continui che stanno colpendo il Centro Italia (e sperando che l’iniziativa non debba ripetersi per altre tragedie), dopo quanto ha già fatto con alcune iniziative importanti (si va dalla donazione di mezzi convenzionali o speciali, alla sospensione delle rate di finanziamento, alle proposte agevolate per tassi e sconti su acquisto di auto in sostituzione di quelle andate distrutte a causa del sisma), azioni fatte soprattutto fatte da Case madri e grandi fornitori del settore.

Per questo mi sono permesso di ipotizzare – con i limiti di chi non opera dentro le Organizzazioni del settore –  alcune iniziative a cui il comparto Automotive “istituzionale” (U.N.R.A.E., Federauto, Aniasa, Assilea tanto per intenderci) potrebbe a sua volta dare vita partendo da un semplice assunto: il mercato auto (a dispetto anche delle previsioni del sottoscritto) quest’anno ha ripreso alla grande. Continua la lettura di L’auto ha un grande cuore: adesso è il momento di mostrarlo

Energia pulita per la mobilità sostenibile,l’esempio di Futur-E

Abbiamo parlato spesso di mobilità elettrica e oggi più che mai la direzione sembra essere questa.
Ma per avere senso, un EV deve essere alimentato da energia “pulita”. L’innovativo progetto Futur-E di Enel ha come obiettivo diminuire i costi dell’energia aumentando l’efficienza e la sostenibilità. E rendere le vecchie centrali dismesse opportunità per il territorio.

Viaggio spesso per lavoro e mi capita con una frequenza sempre maggiore di utilizzare servizi di car sharing, è una soluzione che preferisco rispetto al classico noleggio auto soprattutto quando ho Futur-Eappuntamenti all’interno della stessa città. Il più delle volte per raggiungere uffici o location in centro, generalmente in zone di strisce blu o ZTL.
La scorsa settimana, mentre mi destreggiavo nel traffico di Milano, riflettevo su un aspetto che il car sharing ancora non affronta in maniera decisa: la sostenibilità del trasporto urbano.
In effetti, i maggiori player del car sharing non propongono mezzi elettrici, o lo fanno su numeri ancora troppo piccoli. Continua la lettura di Energia pulita per la mobilità sostenibile,l’esempio di Futur-E

Bud Spencer, Terence Hill e la dune buggy

Bud Spencer è stato più di un attore, per me è stato uno di famiglia.
Sono cresciuto con i suoi film, sia quelli in coppia con Terence Hill sia quelli da solo.

E non dimentico quanto, da piccolo, abbia sognato la dune buggy di “…altrimenti ci arrabbiamo”!

La notizia della morte di Bud Spencer mi ha colto mentre lavoravo al computer in giardino.
Bud SpencerE’ stata una doccia fredda in una calda sera d’estate, sapevo che sarebbe arrivato il momento ma speravo fosse sempre un po’ più in la, perché pensavo – in fondo –  Bud Spencer non poteva morire.
Non ricordo quando ho visto il primo film della coppia Bud&Terence per la prima volta, ero talmente piccolo che la presenza di quell’omone con la barba e dello smilzo biondo è diventata una consuetudine tale da considerarli non come due attori, ma due di famiglia.

Difficile, se non impossibile, dire quale sia il mio film preferito.
Tutti hanno il loro perché, tutti raccontano un’avventura e in tutti ci sono quelle belle scazzottate date “a fin di bene”, nelle quali nessuno si fa mai male veramente.
Una comicità d’altri tempi che non aveva bisogno di volgarità spinte, forse questo spiega l’affetto di tante persone di generazioni diverse che hanno voluto dedicare a Bud Spencer un pensiero in rete. Continua la lettura di Bud Spencer, Terence Hill e la dune buggy

Camp Jeep 2016 75° Anniversario, si accende l’avventura

Manca poco all’inizio del Camp Jeep 2016 75° Anniversario, l’attesissimo evento che Jeep organizza per i sui appassionati.
Dal 2 al 5 giugno a Bassella, vicino Barcellona, all’insegna dei valori di Jeep: passione, avventura, libertà e autenticità. 

Quando si parla di Jeep si parla di fuoristrada, del marchio che ha dato al suo Brand il significato stesso di off-road.
Camp Jeep 2016 75° AnniversarioOvunque nel mondo, da 75 anni Jeep significa libertà, avventura e divertimento.
E quale modo migliore di condividere la passione per Jeep e per l’off-road del Camp Jeep 2016 75° Anniversario?
Un evento unico e incredibile che porterà migliaia di possessori e di appassionati europei di Jeep come te a Bassella – nord-ovest di Barcellona (Spagna) – per una tre giorni all’insegna del puro divertimento.
E siccome quest’anno si festeggiano anche i 75 anni del marchio, il Camp Jeep 2016 sarà il più coinvolgente ed emozionante di sempre, con un programma ricco e tante sorprese che ti stupiranno e sapranno soddisfare tutti, dagli appassionati del fuoristrada duro ai possessori di Jeep che usano la loro vettura soprattutto nel traffico e vogliono provare l’esperienza fuoristrada. Continua la lettura di Camp Jeep 2016 75° Anniversario, si accende l’avventura

Elon Musk, figlio di Dusio, di De Lorean o…?

Elon Musk è il personaggio del momento.
Nell’auto con Tesla, nel web con PayPal, nello spazio con SpaceX e nei trasporti veloci con Hyperloop.

Elon MuskVisionario, insofferente alle regole e gran cultore dell’immagine.
Come due “grandi” del passato.

1946, 70 anni fa: Piero Dusio cambia denominazione sociale in Cisitalia Automobili SpA ad una realtà acquisita tempo prima.
Dusio era un moderno Mida.
Nato da famiglia agiata, grazie al suo talento imprenditoriale Piero Dusio aveva impostato un’attività di rappresentanza di materiali tessili per l’Esercito durante la Guerra.
Capite bene cosa significò in termini di ritorno di cassa.
Verso la fine della Guerra Dusio – dal passato di atleta e pilota automobilistico – capisce che il futuro è nella mobilità e nell’auto. Inizia con uno stabilimento di biciclette, passa ai mezzi per l’agricoltura, poi acquisisce il controllo di una società meccanica.
Da cui nasce, nel 1946, la Cisitalia. Continua la lettura di Elon Musk, figlio di Dusio, di De Lorean o…?

Mahindra, Marchionne, Musk. I guru della new age Automotive

Chiudete gli occhi: pensate ad almeno 10 modelli di auto che vi sono rimasti impressi negli ultimi 5 anni.
Facile, vero? Ora, riprovate: pensate ad almeno cinque nomi e cognomi di personaggi a capo di realtà industriali che hanno colpito il Vostro interesse, quelli che definireste “guru”. Più difficile.

E’ vero, direte voi, che i tempi di Lee Iacocca sono ormai lontani.
Però stranamente questi ultimi venticinque anni di mercato globale guruAutomotive hanno trasformato il prodotto auto da bene di utilità strumentale a portatore e veicolo di valori sia oggettivi che intrinsechi.
In parole povere, 25 anni fa esplodeva il fenomeno “Brand fatalmente congiunto con quello della “qualità totale”  e risultato principale furono la fine della dimensione “artigianale” del prodotto auto, la fine del personalismo rappresentato da firme e griffe che fino a poco tempo prima accompagnavano la realizzazione di modelli o versioni esclusive, ma soprattutto la scomparsa del cosiddetto “uomo forte” a beneficio della maggiore visibilità del Marchio (oops, del Brand).
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Top Marques, Monte Carlo. E la parte errata della barricata

Per il terzo anno di fila ero presente (sia come blogger individuale che come corrispondente per la rivista cartacea) al Top Marques come “press”, stampa. Se ci sei come stampa, sei dalla parte sbagliata della barricata. Ma meglio che non esserci per niente. 

Ok. Siamo onesti.
La verità è che Internet ha dato voce a tante persone la cui opinione è a spesso stupida e quasi sempre irrilevante, ha dato spazio a top marquesincapaci e visibilità a inetti.
Per ogni musicista, attore, videomaker o scrittore bravo emerso grazie alla rete ce ne sono centomila che non hanno né talento né capacità e occupano spazio che magari meriterebbe qualcun altro.
Non è finita qua.
Internet ha creato la disinformazione.
Tonnellate su tonnellate di link e articoli completamente errati e deliberatamente fuorvianti che vengono però ritenuti credibili da orde di utenti che “l’ho visto su Facebook allora è vero”. Continua la lettura di Top Marques, Monte Carlo. E la parte errata della barricata

Il new deal del mercato auto: abbasso il Brand, viva le Griffe

Mulliner Park (Rolls Royce), Ghia (Ford), Gordini (Renault), Cooper (Austin Mini) ovviamente Abarth (Fiat) ma anche sporadicamente Matra (per Talbot Peugeot), Daimler (Jaguar); e negli USA Le Baron (per la Chrysler), Eagle (la divisione sportiva di AMC ad opera di Dan Gurney ) mentre  in Giappone infine spiccava Mugen Power per la Honda.

Questo, a memoria, una veloce rassegna che dimentica purtroppo tanti nomi.
E poi, dalla fine degli anni Novanta la dinamica “globalista” dei GriffeMarchi auto, l’opportunità di sviluppare identità di marca e diffondere il concetto assoluto del Brand ha portato lentamente alla scomparsa delle Griffe.
Con questo termine intendo non proprio i Designer o i Centri Stile canonicamente impegnati al disegno di Stile o alla elaborazione in outsourcing di specifiche linee di prodotto o di famiglie di autovetture per conto delle Case madri.
No, le “Griffe” corrispondevano proprio a realtà aziendali di prestigio – partecipate direttamente dai Costruttori o perchè acquisiti o perchè assorbiti dentro la compagine industriale di Marchi o Gruppi – a cui era demandata la “griffatura” di modelli o linee esclusive di auto prodotte dal Costruttore. Continua la lettura di Il new deal del mercato auto: abbasso il Brand, viva le Griffe

Impianti audio moderni, e se tornasse la semplicità?

Fade è una canzone che probabilmente non avete mai ascoltato, di una band che si chiama Staind ,che probabilmente non conoscete. Ecco perché sono rimasto sorpreso e contento quando, l’altro giorno, un qualche DJ evidentemente in gamba ha deciso di passarla sull’unica radio che ascolto in Italia, a parte quelle sportive.

La sorpresa si è presto trasformata in furia cieca quando impianti audio moderniall’improvviso, e senza il mio consenso, la canzone è stata interrotta da una trasmissione sui dati del traffico in cui un uomo con la voce fastidiosa annunciava una coda di un paio di chilometri sulla A14, tra Loreto e Civitanova Marche, per il ribaltamento di un tir che portava un carico di tessuti proveniente da Filottrano. Continua la lettura di Impianti audio moderni, e se tornasse la semplicità?

Suzuki SJ, storia integrale di una piccola peste

Chi è appassionato di storia dell’auto sa bene che non si trovano molti esempi di un Marchio capace di creare un segmento di mercato del tutto nuovo grazie ad un proprio prodotto con il quale, infine, lo stesso Marchio finisce per identificarsi ed essere contraddistinto.

A pensarci bene, gli esempi si contano sulle dita di una mano, decennio per decennio.
Oggi il pensiero correrebbe – per esempio – subito alla Tesla con la sua Model S.
Suzuki SJE negli anni ’90 si potrebbe citare allo stesso modo  Mazda che esplose (commercialmente parlando) con la Miata, la spyderina che ha fatto conoscere il marchio nel mondo.
Negli anni ’70?
Facile a dirsi: la Porsche 911.
Ma negli anni ’80, quando la sovrabbondanza di marchi, modelli e versioni lasciava ben poco spazio a “nicchie” che non fossero già state ampiamente coperte dai Costruttori, a molti sembrava impossibile proporre al mondo qualcosa di davvero nuovo, diverso, e fortemente personale. Continua la lettura di Suzuki SJ, storia integrale di una piccola peste

Jaguar e New Age: il felino torna a graffiare !

Esattamente 70 anni fa apparve per la prima volta globalmente il Marchio Jaguar.
Accadde nel 1945: dopo uno start up lungo 24 anni, in cui l’Ingegnere Sir Williams Lyons passò dalle due alle quattro ruote, cambiò due volte sede (sempre nella storica Coventry), e mutò quattro ragioni sociali.

Jaguar, un marchio  così storico ed emblematico che, tuttavia, prima della Seconda Guerra denominava semplicemente specifici modelli della originaria SS Cars Ltd.

Sir Williams Lyons
Sir Williams Lyons

Un inizio travagliato, seguito passo passo dal suo creatore – Lyon appunto – lungo una storia movimentata e spesso sofferta quella del marchio Jaguar, che fin dalla nascita si è distinto per le sue automobili lussuose e sportive allo stesso tempo, contraddistinte da linee emozionali, modelli personali e sigle e nomi che resteranno alla storia.
Basti pensare alle Serie Mark.
Negli anni Sessanta la parentesi fortunata: il retaggio dei successi sportivi del decennio precedente diede vita alla leggendaria
E Type, un best seller che accompagnò a sua volta le grosse berline di rappresentanza e la pietra miliare Xj, nata nel 1968. Continua la lettura di Jaguar e New Age: il felino torna a graffiare !

Lancia 037, sangue reale di Gruppo B

A me piacque da subito: la vidi nel 1983 in una Fiera a Roma, sembrava un automodellino cresciuto, per questo era irresistibile per gli eterni bimbi innamorati dello Sport a motore.

Non c’era una forma fuori posto, ed era incredibilmente bella da ferma, cosa rara per una auto da competizione.
Non c’era nulla di superfluo, eppure quella sua calandra a quattro

Lancia 037 by Thomas Doerfer
Lancia 037 by Thomas Doerfer

fari tondi e mascherina fu un vezzo da snob ineguagliato.
Pininfarina doveva esserne innamorato quando la disegnò, mai nessun altro marchio come Lancia si è permesso il lusso di giocare così bene con gli stargate spazio temporali nel mondo dei Rally.
A metà anni ’70 con la Stratos che scendeva direttamente da Marte a sfidare berlinone enormi, squadrate, cromate e tanto imbarazzate al confronto; e poi la 037, che sembrava una berlinetta degli anni Sessanta “tuningata. Continua la lettura di Lancia 037, sangue reale di Gruppo B

Alfa Romeo Giulia e vecchio Nurburgring, il vero record è dell’ignoranza

Sergio Marchionne non è Cesare Fiorio.
E la cosa va benissimo in questo nostro tempo strano, il problema non è questo.
Ma sfido tanti tra lettori e giornalisti a spiegare – di getto – chi è e cosa abbia rappresentato Cesare Fiorio in riferimento al Vecchio Nurburgring.

Lo dico subito io : Cesare Fiorio nel 1982, da Team Manager Lancia, è l’uomo che ha iscritto l’ultima macchina italiana nell’Albo D’Oro nel tracciato di 22,8 Km  del Nurbugring, dove si è corso per 55 anni fin dal 1927.

Non è una colpa per i lettori non sapere questo, ma per i giornalisti di motori, si.
E ce ne sarebbero tanti di “ignoranti” – io temo – tra coloro che hanno imperversato riportando “asinamente” le cifre del (dei) record dellAlfa Romeo Giulia NurburgringAlfa Romeo Giulia Quadrifoglio Verde al Nurburgring in questa estate 2015.
Tanti giornalisti ai quali, evidentemente, occuparsi di meteo e di gossip, invece che di Auto, farebbe un gran bene. Continua la lettura di Alfa Romeo Giulia e vecchio Nurburgring, il vero record è dell’ignoranza

Giulio Alfieri, cuore Maserati

Giulio Alfieri non appartiene alla storia dell’Automobile, secondo me, appartiene alla Grande Storia delle Grandi Automobili.
Nel 2015 sono trascorsi esattamente 40 anni dal momento in cui chiuse la sua esperienza in Maserati, iniziata nel 1953.

Perché se il nome di Giulio Alfieri si associa anche a quello di Lamborghini, Laverda, Honda, Piaggio e Innocenti, tuttavia è con Maserati che si costruisce e trova un posto nella storia la sua icona.

Iniziamo con ordine: Giulio Alfieri nasce a Parma nel ’24.
Giulio AlfieriLaureatosi Ingegnere Meccanico fa esperienza nei Cantieri Navali di Genova, poi alla Piaggio, quindi partecipa nella Innocenti al progetto Lambretta 125 da record (nel 1951 toccò i 202 km/h su fettuccia di asfalto).
Nel 1953, dopo un primo contatto già ai tempi dell’Università, viene chiamato in Maserati, dove la vulcanica gestione Orsi accarezzava l’idea di una linea di produzione anche a due ruote, che tuttavia non vide mai la luce.
Alfieri applicò dunque subito il suo genio fianco a fianco con quello di un altro grande, Gioacchino Colombo, che iniziò progettando il motore della 250 F di Manuel Fangio. Continua la lettura di Giulio Alfieri, cuore Maserati

Maserati Quattroporte: sei sempre la Regina!

Spenta nel 1949 la stella dell’Isotta Fraschini Monterosa, mai entrata in produzione a causa del fallimento del Marchio, le ammiraglie italiane che possono essere ricordate fino ad oggi sono solo quattro: la Lancia Flaminia costruita tra il 1956 ed il 1969, la Iso Rivolta Fidia tra il 1968 ed il 1974 e la De Tomaso Longchamp tra il 1971 ed il 1988.

Ma pochi ricordano che le ultime due nacquero fondamentalmente per tentare di battere -invano – la più longeva ed esclusiva delle ammiraglie tricolori, Sua Maestà Maserati Quattroporte, da 52 anni oggetto del desiderio di Vip ed industriali.
Un esempio di berlina di rappresentanza executive da sempre

Maserati Quattroporte Serie I
Maserati Quattroporte Serie I

personale, capace di unire ricercatezza e allestimenti di prestigio a caratterizzazione sportiva e ad una ricca dote di prestazioni sportive.
Ogni edizione della Quattroporte (definita così con semplicità per il solo motivo che la produzione Maserati nel 1963 – epoca del lancio della prima serie – era grandemente a due porte) ha sempre annoverato un corredo prestigioso di firme del Design (Frua, Bertone, Giugiaro, Gandini, Pininfarina) e della manifattura italiana. Continua la lettura di Maserati Quattroporte: sei sempre la Regina!

Audi A3, vent’anni da protagonista

Era il 18 settembre 1995 quando Audi presentava la A3, una rivoluzione per la casa degli anelli.
Portare al successo una vettura compatta con caratteristiche da Premium è la scommessa vinta dalla A3, giunta alla terza generazione con 3.647.833 unità vendute.

Ad inizio degli anni 90 cominciò a circolare ad Ingolstadt l’idea di presidiare il segmento C con una vettura di classe superiore, una Premium vestita da compatta in grado di espandere verso il basso la gamma Audi, tendenza perseguita anche nei decessi successivi.
A3 1Per sfruttare le sinergie del Gruppo Volkswagen, si decise di utilizzare la meccanica della Golf  4° serie, la cugina borghese che avrebbe debuttato poco dopo.
Inizialmente prevista solo in versione 3 porte, nel 1999 si arricchì della versione 5 porte.
Nel 2001 subisce un facelift, mentre nel 2003 debutta la seconda serie (la 8P/8PA) che introduce il nuovo pianale condiviso con VW Golf, Skoda Octavia e Seat Leon, le sospensioni multilink al posteriore e nuove motorizzazioni.
Debutta anche la nuova 5 porte, ora denominata Sportback, una via di mezzo tra la classica compatta e una station wagon sportiva, mentre al Motor Show di Bologna del 2007 viene presentata la Cabrio. Continua la lettura di Audi A3, vent’anni da protagonista

Salvate il soldato Diesel (il marketing auto post dieselgate)

Ed ora come cambieranno le strategie di comunicazione, il marketing e soprattutto la percezione del Cliente riguardo le auto Diesel?

Il diesel è passato, in meno di 50 anni, da motore per veicoli commerciali a fonte di risparmio delle prime auto di grande serie (durante la crisi energetica dell’inizio anni ’70), compagno di lavoro insostituibile di professionisti, artigiani e rappresentanti fino al completo sdoganamento con l’adozione del common rail e Diesell’estensione di gamma da 1,2 fino quasi 4,0 Litri di cilindrata.
In Europa è passato da meno del 10% di immatricolazioni negli anni ’80 a superare la concorrenza del benzina.
Una progressione vincente che ha del miracoloso: costante calo dei consumi dichiarati, rispetto dell’ambiente ed escalation di potenza. In 25 anni il diesel è passato da una media di 50 Cv/litro al doppio.

Il giocattolo però si è rotto a metà settembre 2015, non solo per lo scandalo Dieselgate in USA, ma soprattutto perchè, per la prima volta, al salone di Francoforte 2015 le maggiori novità presentate dai Marchi premium non sono state esclusivamente diesel.
Inoltre, la coda dello scandalo Volkswagen mette in crisi i capisaldi del profilo del diesel: consumi ed emissioni.
Questo vuole dire una rivoluzione culturale nelle prossime campagne commerciali da parte non solo di Volkswagen, ma di tutti i maggiori player del mercato auto. Continua la lettura di Salvate il soldato Diesel (il marketing auto post dieselgate)

Asta Bertone: fermiamo la strage del Made in Italy

Il Sito di Vendite Giudiziarie del Tribunale di Milano (www.sivag.com) alla voce “Bertone” snocciolava così freddamente le cifre, all’inizio di Settembre.

Fallimento Bertone Cento Srl – Lotto 1 – numero 79 pezzi tra Autovetture, prototipi, e modelli disegnati da Bertone.
Prezzo base 1.587.200,00 Euro.
Lotto 2 – Marchio “Bertone” unitamente al brevetto.
Prezzo base 3 milioni di Euro

Sembrava impensabile un esito comunque onorevole di questa vicenda, ma per fortuna – almeno – le auto sono rimaste in Italia: l’ASI si è aggiudicata tutto il lotto di 79 auto.
Questa è l’asta definitiva della storia originaria del marchio, ma non

Chevrolet Testudo
Chevrolet Testudo

la prima: infatti già nel maggio 2011 attraverso la celebre Casa Sotheby’s Bertone aveva messo in vendita a Villa d’Este 6 prototipi (le Lamborghini Marzal, Athon e Bravo, il numero Zero della Lancia Stratos e la Lancia Sibilo, più la bellissima Chevrolet Testudo (la mia bertoncina preferita). Continua la lettura di Asta Bertone: fermiamo la strage del Made in Italy

Scandalo Volkswagen, il Re è nudo ma potrebbe spogliare anche gli altri

La storia che racconto ora non c’entra nulla, nel suo svolgimento, con l”affaire” Volkswagen, ma così come all’epoca la vicenda fu capace di trasformare l’opinione ed il lessico degli automobilisti e della concorrenza, oggi potrebbe accadere di conseguenza.

Nel 1997 Mercedes lanciava il suo primo modello di segmento C , la Classe A.
Classe A Test alceRivoluzionaria perché, per la prima volta, Mercedes si lanciava dentro ad un vocabolario per lei sconosciuto: trazione anteriore, struttura monovolume, taglia piccola.
Una rivoluzione, appunto.
Ma una “Breaking News” fece improvvisamente sobbalzare il mondo: la nuova Mercedes si era ribaltata durante un “Test dell’Alce”, in Svezia Continua la lettura di Scandalo Volkswagen, il Re è nudo ma potrebbe spogliare anche gli altri

Iso Rivolta Grifo, storia di un sogno a quattro ruote

1965: 50 anni fa cominciavano le consegne ai clienti della Iso Grifo, un sogno di berlina “Representative Sport” come si direbbe oggi.

Un prodotto in realtà presentato nel 1963 a Torino come Concept chiamata Iso A3/L, che suscitò la stessa ammirazione e l’interesse di cui quasi 15 anni prima fu oggetto un’altra bellissima italiana, la Cisitalia 202 a Parigi.

Iso Rivolta Grifo
Iso Rivolta Grifo

Grifo, il gioiello maggiormente ricordato (ma non l’unico) della Iso Rivolta, la fabbrica di Supercar voluta dall’Ingegner Renzo.
In origine IsoThermos, uno stabilimento di Genova per la refrigerazione industriale, che l’Ingegner Rivolta acquistò nel 1939 trasferendolo a Bresso dove divenne – poco tempo dopo – la Isomotor.
Nel dopoguerra l’Italia che rinasceva cercava i piccoli motocicli e si affezionava alla Vespa: Rivolta decise così di lanciarsi sul mercato delle due ruote con modelli piccoli, tipicamente da lavoro e turismo leggero.
Continua la lettura di Iso Rivolta Grifo, storia di un sogno a quattro ruote

BMW & Isetta, quell’italiana che salvò i tedeschi

Nella Germania del dopoguerra l’industria automobilistica non se la passava bene: stabilimenti bombardati, debiti di fornitura che il Reich non pagò mai, e soprattutto una povertà sociale che rendeva difficile la motorizzazione di massa.

Auto Union era diventata bottino di guerra dell’Urss, Borgward dopo pochi anni fallì, e su tutti i Marchi primeggiava un solo nome: la microcar Goggomobil.
In quegli anni, in particolare BMW soffriva più di altre sia per le sanzioni di guerra (alla Germania fu vietata la produzione di moto superiori a 250 cc. e questo tagliò la testa a tutta la produzione BMW basata sul boxer 750cc.), sia per la vocazione automobilistica del Marchio, orientato verso modelli sportivi e elitari in una fase di mercato così difficile.

Fu così che, dopo un immediato dopoguerra a ritmi ridottissimi, BMW progettò nei primi anni ’50 la 507 e la 502, i due modelli del rilancio che però non rilanciarono nulla e posero la BMW in uno stato di prostrazione finanziaria e commerciale.
Isetta 1Fu allora che, al Salone di Ginevra del 1954, l’importatore del Marchio in Svizzera – curiosando tra gli stand degli espositori – si fermò estasiato di fronte a quello di un nuovo, ed ancora sconosciuto produttore italiano: la Isomoto di Renzo Rivolta, e la macchina che folgorò l’importatore era la Isetta.
Il Dottor Drenowatz, questo il nome dell’importatore BMW, ne parlò ai vertici della Casa ed il responsabile della produzione si convinse a prendere di corsa il primo treno per Bresso e trattare un accordo per la produzione della Isetta su licenza. Continua la lettura di BMW & Isetta, quell’italiana che salvò i tedeschi

Niki Lauda, Il computer con il coraggio di aver paura

Il 25 Agosto del 1985, 30 anni fa, Niki Lauda vinse il suo ultimo Gran Premio di Formula Uno, a Zandvoort in Olanda. Si chiuse così un’era.

Curiosamente 6 anni dopo, il 25 Agosto del 1991 a Spa, in Belgio – un tiro di schioppo dall’Olanda – se ne aprì un’altra: Schumi fece il suo debutto in Formula Uno.
Niki LaudaFu per la straordinaria capacità tattica e professionale di Lauda che l’austriaco fu soprannominato Il Computer.
Il primo Agosto del 2016 invece correranno 40 anni dall’incidente che cambiò diversi destini [clicca qui per il video dell’incidente], ma soprattutto lasciò il suo segno indelebile su quel giovane ragazzo austriaco: al vecchio Nurburgring – dove Lauda resta l’unico Pilota di Formula Uno ad aver girato sotto i 7 minuti – Niki combattè contro il fuoco e la morte.
Restano nella memoria di tutti le immagini di eroismo e solidarietà di altri piloti (tra cui Arturo Merzario) che salvarono Niki dall’abitacolo della Ferrari in fiamme.
Anche se riportati tutti gli eventi nel film “Rush” la realtà sembra un film più fantasioso e tremendo della fiction. Continua la lettura di Niki Lauda, Il computer con il coraggio di aver paura

I mondi paralleli tra auto e moto

Su un Blog votato a parlare di Automobili, l’unico modo che avevo per parlare anche di “due ruote” era quello di cercare degli innesti.
Ci avviciniamo alle vacanze e volevo augurare “Buone Ferie” a modo mio, con un Post “da ombrellone” e simpatico.

Nel corso della storia motoristica del Dopoguerra potrebbe sembrare che le evoluzioni industriale delle auto e delle moto abbiano viaggiato separate.

ApeCar
ApeCar

E invece no: ci sono alcuni esempi di come alcuni tratti di strada si siano incrociati.
Il primo caso storico sembra quello della famosa ApeCar la tre ruote con il motore della Vespa, ma recentemente lo scooter MP3 della Piaggio ha ripreso l’architettura a 3 ruote che rese celebre la Isetta degli anni Sessanta.
Rimanendo in casa Piaggio/Guzzi, sappiate che la Mini 90, la piccola

Innocenti Mini 90
Innocenti Mini 90

di casa Innocenti, nella seconda metà del 1970 cercò di entrare in diretta concorrenza con Fiat 126 e Citroen Visa testando un motore bicilindrico della Guzzi montato al posto del 4 cilindri classico.
I test furono eseguiti in strada anche se poi della produzione in serie non se ne fece nulla.

Così come i 2 cilindri entrarono nel cofano di un’auto, i motori a 6 cilindri (Honda, Kawasaki, Benelli, BMW) e persino 8 cilindri (Morbidelli e Guzzi) finirono sotto il serbatoio di una moto. Continua la lettura di I mondi paralleli tra auto e moto

Bruno Sacco: la rivoluzione in tre punte di piedi

Di recente abbiamo tratteggiato i profili di due maestri del Design italiano, Giorgetto Giugiaro e Walter de Silva, che però ad una gran parte di lettori sono probabilmente già noti.

Meno eclatante, più discreta ma non meno rivoluzionaria è tuttavia l’opera di un altro grande designer italiano impegnato in un Brand come Mercedes: Bruno Sacco.
Nato come ingegnere, ma appassionatosi da subito al design decide

Bruno Sacco Fonte: DaimlerChrysler AG
Bruno Sacco
Fonte: DaimlerChrysler AG

di abbandonare il regolo calcolatore per la matita.
E dopo un inizio alla Ghia di Torino, 1958 passa in Mercedes.
Nella stretta gerarchia e organizzazione pignola della Casa della stella a tre punte, Sacco inizia a dipingere il suo personale tratto a partire dalla famosa ammiraglia 600 – prodotta anche in versione Pullman – che fu, tra il 1963 ed il 1980, la risposta Mercedes a Rolls e Bentley.
Con la sua linea unica era l’auto di capi di stato, Vip e capitani d’industria. Continua la lettura di Bruno Sacco: la rivoluzione in tre punte di piedi

“L’Audi A5 resta la mia creazione più bella”

Questo disse nel 2007 Walter de Silva, il designer italiano che dopo una lunga esperienza in Fiat dirige oggi il Centro Stile Volkswagen Group.

Una frase che, come chiarito dallo stesso de Silva, non voleva essere uno slogan, e spiegando i motivi per i quali aveva disegnato l’A5 in Audi A5quel modo aggiunse: “Unisce la fantasia, la classicità delle linee tipiche del gusto e della tradizione estetica italiana con la tecnologia e il perfezionismo tipici dell’approccio tedesco“.
A distanza di otto anni Walter de Silva è ancora fortemente convinto di quell’affermazione, e durante l’incontro “Umanistica e Motoristica, la frontiera vicina”, tenuto all’Audi City Lab di Milano, nell’ambito del Fuorisalone lo scorso aprile, ha puntualizzato”La A5 è il punto d’incontro tra la tecnologia tedesca e il pensiero italiano“.

Pochi giorni fa abbiamo “salutato” l’Italdesign di Giorgetto Giugiaro, passata interamente proprio al Gruppo Volkwagen sotto la direzione proprio di de Silva, ma allora il design Made in Italy continua ad essere apprezzato e a far gola?
Sembrerebbe di si, e lo conferma un’altra affermazione di de Silva, sempre all’Audi City Lab : “Non lavoro semplicemente per un Gruppo tedesco esporto il Made in Italy e il design italiano“. Continua la lettura di “L’Audi A5 resta la mia creazione più bella”

Ciao Giorgetto, grazie davvero di tutto.

Italdesign, quando nacque, nel 1968, fu una rivoluzione: all’epoca stilisti e modellatori di auto erano in eterno conflitto con i responsabili dell’industrializzazione di prodotto.
Lo stilista disegnava le forme di carrozzeria, vetrature, fanaleria, interni. I modellatori procedevano alla realizzazione a mano del prototipo.

Quello che succedeva dopo era da mettersi le mani nei capelli: quel fanale così non poteva essere saldato, quella vetratura così curva era impossibile da incollare alla scocca, quell’altra lamiera doveva essere risagomata per evitare vibrazioni e risonanze.

Lui, Giorgetto Giugiaro, trovò la soluzione.
Giugiaro, il designer che ha reinventato e pensato auto, moto, elettrodomestici, pasta da cuocere, biciclette, orologi, penne, bottiglie, pensiline degli autobus, treni, cellulari, computers, telefoni, divani, lampade, articoli musicali, sanitari, medicali, arredi urbani, giorgetto giugiarologhi e marchi di aziende e di Istituzioni, barche, ciabatte e posate, caffettiere, accendini e posacenere…
Lui, Giugiaro, applicò una idea rivoluzionaria: fondò la Italdesign, la prima vera organizzazione di industrial design globale al mondo. Giugiaro disegnava le sue opere d’arte; l’altro dei due soci, Aldo Mantovani, si occupava di definire la fase industriale, cercando e personalizzando ( o progettando) i macchinari necessari alla produzione di ogni particolare.
Italdesign infine definiva la pianificazione finanziaria (costi e ammortamenti) di tutto il nuovo processo. Continua la lettura di Ciao Giorgetto, grazie davvero di tutto.