F1 GP del Bahrein

F1, GP del Bahrein: ALL-IN per tutti

Il terzo Gran Premio della stagione, corso tra le sabbie del Bahrein, è stato vinto da Sebastian Vettel e dalla sua Ferrari, al secondo posto si è piazzato Hamilton. Matteo Cavedoni di Puresport analizza la gara per noi.

La F1 è l’esatto opposto del Poker: giochi con quello che hai in mano e strategie, scelte scientifiche e bluff spostano di ben poco il risultato finale della competizione.

F1 GP del Bahrein

Così la scelta migliore è quasi sempre mettere in gioco tutto il meglio che si ha in mano. La Mercedes lo ha fatto in qualifica spezzando le gambe agli avversari che durante i turni di prove libere, anche non volendo, si erano illusi di essere vicini nei tempi alla corazzata teutonica.

Invece a Hamilton e Bottas è stato sufficiente un “click” in più per ogni sessione di qualifica del famigerato e mitologico manettino che controlla la generosità della power unit tedesca per issare in cima alla classifica le due vetture d’argento con distacchi che hanno lasciato allibiti in tanti, a partire dagli uomini in rosso.

Sembrava di essere tornati indietro al 2016 e qualcuno probabilmente si è pure pizzicato per essere sicuro che non fosse un sogno, per l’esattezza un incubo. Il fatto che sia stato Bottas a siglare il miglior tempo ha stemperato un po’ la tensione e Vettel ed Hamilton sono troppo intelligenti per farsi sfuggire un’ occasione così ghiotta di sfoderare una sportività nei confronti di un avversario finta come un congiuntivo dell’onorevole Razzi.

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Era una pace armata perché nulla era compromesso, una pace destinata a durare il tempo di una notte. Alla domenica è stata guerra senza esclusione di colpi e senza prigionieri. E’ stato bello vedere competere tutti quanti a viso aperto e senza tatticismi, è stata una unica mano di poker, ALL-IN per tutti.

Bottas poteva giocare col favore di mano, partire in pole position è sempre un enorme vantaggio e lui lo ha sfruttato alla grande. Peccato che ben presto si sia trovato a gestire una macchina nervosa, soprattutto al posteriore. Si scoprirà poi che il problema è stato causato dall’errata pressione degli pneumatici posteriori, provocata a sua volta dal mancato funzionamento del generatore che alimenta le termocoperte mentre la vettura è schierata in griglia di partenza.

Se fosse vera, la cosa sarebbe piuttosto ridicola visto che ci sono sistemi di controllo in tempo reale delle pressioni e delle temperature di tutte le coperture a disposizione, che ne permettono il monitoraggio continuo anche quando sono stoccate nel box. In ogni caso Bottas non aveva il passo per scappare, anzi, Vettel lo aveva decisamente nel mirino.

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La seconda posizione del tedesco era il risultato di una manovra spregiudicata che gli aveva permesso di avere ragione di Hamilton nelle prime curve di gara. Passare un tre volte campione del mondo all’esterno non è facile… a meno che non siate un quattro volte campione del mondo!

Un conto è essere veloci, un altro è riuscire a sorpassare una Mercedes in pista. Questo era chiarissimo alla Ferrari che ha deciso nuovamente di puntare tutto su un sonoro undercut per Vettel. Così, facendo affidamento sulla capacità della SF17H di trattare bene le coperture Pirelli, il tedesco è stato richiamato ai box con largo anticipo e gli sono stati montati nuovamente pneumatici super soft.

Una strategia aggressiva, senza troppo traffico, senza safety car intempestive come in Cina, senza troppo degrado avrebbe fruttato la prima posizione. Questa volta la fortuna si è tenuta neutrale e tutto è filato liscio secondo i migliori piani. La safety car è arrivata ma è servita solo ad indurre Hamilton a rallentare troppo Ricciardo in ingresso di pit lane, tanto doveva aspettare il proprio turno per il cambio gomme visto che la piazzola era occupata da Bottas.

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La sanzione di 5 secondi a mio avviso è stata lieve poiché le infrazioni in verità sono state almeno due:

  • la prima in pista, non rispettando la distanza corretta dalla vettura che lo precedeva in regime di safety car,
  • la seconda in pit lane, dove è proibito transitare ad una velocità troppo inferiore al limite massimo consentito se questo danneggia un altro concorrente.

Riprese le ostilità si è presentato il problema di Bottas in mezzo tra Vettel che comandava la gara ed Hamilton che doveva giocoforza cercare di andare a riprenderlo. Anche la Mercedes ha fatto ALL-IN e ha scoperto le carte: il pretendente al titolo è Lewis Hamilton e Bottas con un semplice ordine di scuderia si è fatto da parte. La mossa è stata giusta e comprensibile visto che il Finlandese non sembrava in grado di poter impensierire Sebastian.

Tutta la rincorsa finale dell’Inglese ha fatto sudare solo i poco avvezzi alle gestioni di gara, il gap era incolmabile quindi la rossa ha gestito il passo gara fino alla fine senza particolari patemi. Bottas ha finito terzo e il suo connazionale in rosso Raikkonen quarto senza infamia e senza lode. Kimi sembra andare a corrente alternata, si divide tra momenti gloria e altri di sonnolenza estrema, e la cosa è piuttosto deludente visto che la macchina quest’anno è tutt’altro che apatica.

Quinto ha terminato Ricciardo dopo una gara che lo ha visto lottare veramente solo durante le fasi iniziali per poi sparire in una gestione di gara delle risorse limitate che per ora la Red Bull gli mette a disposizione.

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Seguono la Williams di Massa che porta a casa punti pesanti con una gara concreta senza acuti ma anche senza errori e poi altri quattro vincitori morali che continuano a raccogliere punti preziosissimi per le proprie squadre: Perez, Grosjean, Huelkenberg ed Ocon. Sainz spreca una Toro Rosso particolarmente in forma centrando, al rientro in pista dopo un pit stop, un incolpevole Stroll.

A volte quando si fa ALL-IN si perde tutto. Vince la classifica del weekend per il migliore ALL-IN Fernando Alonso che lascerà la propria McLaren a Button per il gran premio di Montecarlo per andare a sfidare gli specialisti degli ovali ad Indianapolis, starà bluffando o pensa di vincere?

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